NOVITÀ


MARIO THANAVARO

 

 

LA VITA È UN BENE PREZIOSO

 

 Comprendere la separazione per guarire
e aprirsi alla benevolenza, all’Amore

 

 

 

 

Dall’autore: “In qualità di Maestro di Dhamma, nello spirito dell’amore incondizionato così come enunciato nelle più alte dottrine dei Maestri e delle Maestre di tutti i tempi, ho indicato la necessità di aprirci all’amore riportando l’attenzione sul cuore umano con le sue emozioni, le sue pene e dolori, con le sue paure e le sue potenziali qualità. Il cuore, questa è la porta che deve essere aperta perché quando è chiusa anche noi rimaniamo chiusi in una irrimediabile separatezza sia verso le

profonde verità del nostro essere che verso gli altri. Affinché il cuore possa aprirsi, anche al dolore se è necessario, l’amore rimane a mio avviso l’elemento essenziale

 

 

L’AUTORE

 

 

 

Mario Thanavaro è entrato nel Sangha (l’antica comunità monastica buddhista), come bhikkhu (monaco errante), ricevendo la piena ordinazione (upasampada) a Londra, il 27 ottobre del 1979, su un’imbarcazione del Tamigi. Ha avuto come precettore il Venerabile Saddhatissa Maha Thera, e come maestri il Venerabile Achaan Sumedho e il Venerabile Achaan Lakkana. È stato così il primo monaco occidentale del lignaggio dei Monaci della Foresta del Venerabile Achaan Chah ordinato in Inghilterra! In tale occasione gli è stato dato un nome iniziatico che mantiene e onora tutt’ora: Thanavaro (Fondazione Eccellente). Ritornato nella primavera del 1990 in Italia, dopo 12 anni di vita all’estero, trascorsi prevalentemente in Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Thalandia, è stato il fondatore del Santacittarama, il primo monastero Theravada in Italia. Ha ricoperto per tre anni la carica di presidente dell’Unione Buddhista Italiana. Ritornato allo stato laicale dopo 18 anni di vita monastica è un qualificato maestro di meditazione vipassana e docente del Master di Mindfulness all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Tiene conferenze, seminari, e ritiri di meditazione in tutta Italia. Dal 1999 è presidente dell’Associazione Amita Luce Infinita e vicepresidente dell’Associazione Sinergie. È autore di oltre 15 libri sulla meditazione, il buddhismo e la visione olistica. Visita il sito: www.mariothanavaro.it

 

 


OSHO RAJNEESH

 

 

 LA LUCE SUL SENTIERO. 5

 

Aprire lo sguardo oltre le paure

 

 

“Tutto ciò che hai bisogno di conoscere giace dentro di te. Infatti, quando questa creazione è iniziata, tu ne eri un testimone, perché tu esisti da sempre. Sei una parte di ciò che non ha inizio, qualcosa di eterno. Gli universi sono creati e distrutti, ma tu sei un raggio della consapevolezza che era già presente al momento della creazione. E quando l'intera creazione si dissolve, quella consapevolezza è presente come un testimone. La consapevolezza non è mai distrutta. E tu sei parte di quella consapevolezza suprema. Non sei minimamente consapevole di aver partecipato in prima persona alla sua creazione. Eppure puoi sempre giungere a conoscere tutto questo, quando ti addentri nell’essenza più intima di te stesso. Il supremo mistero della fine di questo universo è anch'esso presente dentro di te. E la morte ti terrorizza solo perché non sei consapevole che dentro di te dimora il centro dell'immortalità. Tu hai paura, le cose più banali ti spaventano, quando in realtà nulla potrebbe intimorirti. Non c'è nulla che ti possa spaventare, perché non c'è nulla che ti può distruggere. Ma quell’essenza dimora nascosta nelle profondità più abissali del tuo essere”. Osho nel testo.

 

Nella stessa collana, pubblicati da Psiche: Il vuoto che illumina, Il silenzio che illumina, L'esperienza che risveglia, Supera le tue avversità.

Osho Rajneesh (1931-1990) è un Maestro di realtà contemporaneo che ha rivoluzionato la dimensione della meditazione, così come è stata tramandata dalle diverse tradizioni del Vero del passato, ideando tecniche che meglio si addattano all’uomo contemporaneo. Nelle sue opere descrive nei dettagli la struttura e le finalità, rispondendo all’esigenza sempre più sentita di trovare quel Centro interiore nel quale è possibile attingere la chiarezza necessaria a gestire l’epoca di mutamenti più profonda e più rapida mai vissuta dall’essere umano.

 
   

Liberi di ricordare

 

 

 

Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.

 

José Saramago

 

 

 

 

 

 

 

L’11 marzo 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il coronavirus SARS-coV-2 pandemia globale. Per essere precisi, il direttore generale dell’OMS,TedrosAdhanomGhebreyesus, ha asserito, nel corso della conferenza stampa, che: «il numero di casi di COVID-19 al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero di paesi colpiti è triplicato, ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 4.291 persone hanno perso la vita. Altre migliaia stanno lottando per la propria vita negli ospedali.

 

Nei giorni e nelle settimane a venire, prevediamo che il numero di casi, il numero di decessi e il numero di paesi colpiti aumenteranno ancora di più. L’OMS ha valutato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione. Abbiamo quindi valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione».Eppure, solo due mesi prima, il 14 gennaio, l’OMS aveva twittato, affidandosi alle parole rassicuranti della Cina, che: «le indagini condotte dalle autorità cinesi non hanno trovato prove chiare della trasmissione da uomo a uomo»[1]. La Cina, però, era a conoscenza - da ciò che è emerso in seguito - che il nuovo coronavirus si sarebbe diffuso tra gli umani e sarebbe diventato una pandemia, ma ha taciuto per sei giorni.

 

Nell’incriminante trascrizione di una chiamata del 14 gennaio, ottenuta dall’Associated Press, Ma Xiaowei, capo della National HealthCommission, ha avvertito i massimi funzionari che il virus poteva trasmettersi tra gli umani e che ciò avrebbe sviluppato una pandemia, ma nei sei giorni seguenti la Cina ha dichiarato pubblicamente che non vi era motivo di allarmarsi, non essendovi prove riguardo la trasmissione da uomo a uomo. L’OMS si è affidata a tale “verità” per orientare la politica e la consulenza su cui altri paesi si sono basati, favorendo l’impreparazione e, ancor prima, la diffusione.

 

Il 20 gennaio, il presidente XiJinpingha avvertito della pericolosità del virus: il medesimo giorno nel quale un importante epidemiologo cinese ha ammesso la trasmissione da uomo a uomo. In realtà, già il 6 dicembre, i medici di Wuhan avevano manifestatopreoccupazione riguardo il rischio dicontagio, avendo notato, in alcuni pazienti, un’anomala forma di polmonite. Il più famoso tra questi medici è stato Li Wenliang, che aveva iniziato a condividere dati allarmanti con altri colleghi.Li è stato messo a tacere dalla polizia di Wuhan e costretto a firmare una confessione in cui ammetteva di aver mentito. È incredibile: trascorrono i secoli, ma i “tribunali dell’Inquisizione”, seppure sotto altre spoglie, colpiscono sempre e ovunque! In seguito, è stato scagionato, poiché sono giunte le conferme della presenza e della minaccia del nuovo agente patogeno, maLi è deceduto, dopo aver contratto il coronavirus.

 

Mentre venivano tacitati gli avvertimenti di Li, l’autorità sanitaria cinese, in realtà, si stava mobilitando silenziosamente. Il 15 gennaio, il centro per il controllo e la prevenzione delle malattie cinese (CDC)aveva avviato la risposta di “livello uno”, considerato il più estremo dal governo interno.

 

Nella settimana successiva, secondo l’Associed Press, funzionari cinesi CDC sarebbero stati inviati in tutto il paese per formare operatori sanitari, raccogliere fondi, esaminarei dati disponibili sul virus e supervisionare i test di laboratorio. Agli aeroporti della provincia dell’Hubei, dove si trova Wuhan, è stato intimato di controllare le temperature degli abitanti. Ma al di fuori di questa area vigilata, il miliardo di residenti cinesi e il resto del mondo hanno vissuto le loro esistenze come se nulla stesse accadendo, ignari del disastro incombente.Solo il 20 gennaio,XiJinpingha finalmente avvertito la popolazione di praticare il distanziamento sociale ed evitare i viaggi. Il medesimo giorno, l’epidemiologo cinese ZhongNanshan ha riferito alla TV di stato che il virus si stava, in effetti, trasmettendo da uomo a uomo. Nei sei giorni precedenti, però, probabilmente, almeno 3.000 persone hanno contratto il coronavirus in Cina. Questo periodo ha coinciso anche con il passaggio al capodanno lunare (25 gennaio): la più grande vacanza in Cina, con una mobilitazione di individui che non ha pari sull’intero pianeta. Il 2020, l’anno del topo di metallo, secondo l’oroscopo cinese, è iniziato dunque con l’annuncio ufficiale della presenza di un pericoloso compagno di s-ventura!

 

Il giorno nel quale l’OMS ha dichiarato la pandemia globale, in Italia, Giuseppe Conte ha firmato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante ulteriori misure (essendone state già enunciate nei precedenti decreti), in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sull’intero territorio nazionale, che si è tradotto nella sospensione di quasi tutte le attività produttive e commerciali, tranne quelle ritenute essenziali.Dal quel momento, gli Italiani “restano a casa!”.

 

Il 17 marzo 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge denominato Cura Italia(che un po’ inquieta rammentando la manovraSalva Italia di Mario Monti!), il quale contiene le misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

 

La cura e la salvezza sono due “pratiche” molto delicate, che richiedono attenzione, competenza, umiltà, partecipazione ed empatiasia che si tratti di un individuo di cui “aver cura” e non semplicemente da curare, perché malato, assistendolo; siache si parli di “salvezza”intesa come salus-il termine latino da cui deriva anche salute - che implica la conoscenza profonda dell’altro, la sincera considerazione della sua dignità e il rispetto stesso della Vita. Di sicuro, implicano un agire molto impegnativoquando questi termini si rivolgono a un numero considerevole di individui (più di 60 milioni), che compongono un intero Paese: l’Italia, che è stata vissuta e, di frequente, divisa in nord e sud, dove il primo appare alla guida, avendo maggiore potere economico e il secondo una sorta di gregario, meno produttivo e, spesso, da sostenere (si pensi alla Cassa del Mezzogiorno negli anni ’50 voluta dal governo De Gasperi, per ridurre il divario fra Italia Settentrionale e Italia Meridionale).

 

Una divisione che, al tempo del COVID-19, assume una forma diversa, mostrando, in realtà, il nord maggiormente sofferente del sud per il numero di malati, di accessi agli ospedali in affanno e tristemente per i decessi nelle regioni: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte più produttive e traino per l’economia nazionale.

 

La pandemia, quindi, pare ancora una volta confermare una sorta di dicotomia che, dall’Unità nazionale, vede, l’Italia scissa. Singolare, in realtà, questa divisione e ancor più la subordinazione del sud, visto che il nome stesso nasce da esso, infatti,si ritiene che Italia derivi dal vocabolo Italói, termine con il quale i Greci designavano i Vituli, una popolazione che abitava nella punta estrema della nostra penisola, l’area occupata dall’odierna Catanzaro: essi adoravano il simulacro di un vitello (in latino, vitulus) e il nome significa quindi “abitanti della terra dei vitelli”. Sin dal V secolo a.C., con Italia si indicò soltantola Calabria; in seguito, il nome riguardò tutta la parte meridionale del Paese. Nel III secolo, dopo le vittorie riportate dai Romani contro i Sanniti e contro Pirro, si estese fino al Magra e al Rubicone; nel 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola presero il nome di Italia. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa di Augusto (27 d.C.), che li portò a ovest al fiume Varo, presso Nizza, e a est al fiume Arsa, in Istria.

 

Vi sarebbe anche un’altra possibile origine, che ha comunque le sue radici al sud della penisola. Secondo lo storico Antioco di Siracusa, il nome Italia deriverebbe da quello di un potente principe di stirpe enotrica, Italo, il quale avrebbe cominciato a dominare il territorio estremo della penisola italiana, compreso fra lo stretto di Messina e i golfi di Squillace e di Sant’Eufemiae, chiamata questa regione da se stesso Italia, avrebbe poi conquistato molte altre città. È una delle numerose leggende a schema eponimico, alla quale s’è fatto riferimento, per evidenziare come, anche secondo tale fonte, l’estensione originaria del nome Italia, avrebbe avuto originedall’estrema punta della penisola.

 

Una breve digressione per mostrare che questa nostra Italia proclamata unita il 17 marzo 1861, in realtà, esiste -non come si crede - da poco più di 150 anni, bensìda due millenni: 2000 anni densi di storia e pregni di cultura, che sono il nostro autentico patrimonio e l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri padri. Ho usato, non a caso, il sostantivo “padri”, perché dal latino pater deriva il termine patria verso il quale dovremmo, o meglio, dovremo nuovamente provare amore, attenzione, dedizione e considerazione, affinché l’esperienza travagliata e dolorosa che stiamo vivendo(e non soltanto in Italia) si trasformi in occasione di cambiamento e di rinnovamento.

 

In breve, il 17 marzo 1861 è stata proclamata l’unità d’Italia e il 17 marzo 2020 è entrato in vigore il decreto Cura Italia, quindi, quest’anziana signora di 159 anni è malata? E da quale terribile malattia è affetta vista la drastica cura ritenuta necessaria? Uno dei “medicamenti” per trattare la paziente Italia è il bonus dell’Inps ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti, ma la somministrazione del farmaco prescritto, il 1°aprile, non ha dato l’esito sperato. La flebo Inps si è trasformata nelclamoroso tilt del perno dell’assistenza sociale del paese, alla sua prima prova significativa in questa crisi non soltanto sanitaria, collassato dinanzi all’elevato numero degli accessi. E, al tempo stesso, una giustificazione - oserei definire puerile - che rivela una clamorosa inefficienza e una disarmante impotenza: il corpo centrale del sistema sociale chiuso per manutenzione a causa di un presunto attacco di “malintenzionati”, come se fosse imprevedibile (nel caso siarealmente avvenuto), l’assalto al sito, vista la nota pirateria informatica e l’attesa creatasi nei confronti della fatidica data. Insomma, “Pesce d’Aprile”!

 

A tal proposito, il Pesce d’Aprile ha una storia molto antica, anche se non è possibile definirne l’origine certa. Questa tradizione esiste in quasi tutta Europa: per tale motivo l’interpretazione più attendibile sarebbe riconducibile all’età classica e precisamente al mito di Proserpina, rapita da Plutone e cercata disperatamente da sua madre; oppurealla festa pagana di Venere Verticordia - letteralmente Venere “che apre i cuori” -, che allude alla capacità di questa divinità di aprire i cuori lussuriosi alla castità. Ad essa, erano dedicati, nell’antica Roma, i Veneralia, festività celebrata dalle donne il 1°aprile. Tale festa cultuale nacque dopo che, nell’anno 114 a. C., tre vergini vestali trasgredirono con dei cavalieri romani la rigida legge che vietava loro di avere rapporti sessuali. Le colpevoli furono condannate a morte: vennero eretti un tempio e una statua dedicati a Venere nella speranza che la dea trasformasse i cuori delle donne, sposate e non, da licenziosi a casti. In senso più ampio, la cerimonia serviva a garantire alle devote bellezza, personalità e nobiltà d’animo.

 

Un’altra ipotesi che è più leggenda che storia sulle origini del Pesce d’Aprile conduce all’antico Egitto, ove intorno al 40 a.C., la regina Cleopatra sfidò in una gara di pesca il suo amante Marco Antonio. Poiché lui cercò di barare per vincere, incaricando un servo di attaccare all’amo una grossa preda che lo avrebbe reso vittorioso, Cleopatra fece abboccare all’amo un pesce finto di pelle di coccodrillo. Qualche riflessione - non leggendaria - si potrebbe fare pensando alla storia contemporanea!

 

Tornando al 1°aprile 2020 e all’attesissima apertura virtuale delle porte dell’Inps, l’accaduto squarcia, invece, impietosamente il velo di Maya costruito attorno a questo gioco di specchi a cui stiamo assistendo e, soprattutto, a cui stiamo prendendo parte senza aver scelto di farlo.

 

Non sappiamo quando finirà la crisi sanitaria, quando terminerà la triste conta quotidiana di morti del COVID-19, ma è già palese che la crisi sociale ed economica sarà una via crucis, con i deboli maggiormente esposti e abbandonati a se stessi, dove le diseguaglianze si mostreranno ancor di più.Al di là di ciò che accadrà, di quanto sarà lunga la Via Dolorosa e da ciò che avverrà sulGolgota - riconoscendo profondamente il messaggio del Cristo - credonella Resurrezione, nel suo significato simbolico di ritorno alla Vita, ma dobbiamo trovare la forza e la determinazione per spostare la pietra del sepolcro.

 

Per ora, la verità evidente è che in questa “prova”, l’Italia è arrivata non solo con la politica sull’orlo di una crisi di sistema, ma anche con una arretratezza strutturale, sedimentata in decenni di disinvoltura, incompetenza, approssimazione, corruzione e mancanza di etica. Un meraviglioso Paese, purtroppo, inefficiente, medievalizzato, raccontato dal collasso dell’Inps, da una Sanità ridotta ai minimi termini dai cosiddetti “tagli” (si pensi, ad esempio, alla limitazione della medicina di prossimità, di quella territoriale e ai posti dimezzati nelle terapie intensive) che, in realtà, sono state amputazioni praticate da una politica miope, nel corso degli anni;da inchieste e ricerche indipendenti che, in un paese normale o meglio libero e consapevole, sarebbero state e sarebbero oggetto di discussione pubblica per giorni, mentre volano via, dopo l’iniziale scalpore e la comprensibile indignazione, come foglie al vento. Eppure, nella nostra Costituzione esiste l’articolo 21 che, con chiarezza, afferma che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure: spesso, però, se il pensiero è manifestato e non censurato, non è comunque libero perché, viene tacciato d’essere una fake news, locuzione anglosassone che traduciamo in “false notizie”. Il problema, in realtà, è distinguere tra false notizie prive di fonti attendibili e quindi non veritiere, da notizie dichiarate false, perché non conformi al pensiero imperante e dominante: insomma, quelle che un tempo erano le eresie o le forme eversive!

 

In realtà, dovremmo aprirci a una nuova concezione della Conoscenza come della Scienza, perché i dati presentati, le osservazioni, le ricerche scientifiche non sono neutrali e oggettivi, ma sono sempre filtrati e interpretati da un modello di pensiero e, ancor prima, da forme di potere: religioso, politico ed economico che, nel corso del tempo, si sono avvicendate. René Thom, matematico del secolo scorso, autore dell’indimenticabile Parabole e Catastrofi, afferma che la realtà che gli scienziati hanno dinanzi non sia tanto quella di scegliere tra proposizioni vere e proposizioni false, quanto quella di discernere tra differenti proposizioni “vere”, dal momento che una sola proposizione assolutamente vera è insignificante.

 

In questa terra che è stata la culla della Cultura, viviamo un’arretratezza che ha reso del tutto astratta, teorica e inapplicabile la discussione su una riapertura, dopo la chiusura totale,che facesse riferimento al “modello giapponese” o “coreano”, paesi nei quali i sistemi informatici non si bloccano come le nostre “flebo” dell’Inps all’Italia, con gli aghi spuntati. E dove un modello alternativo è stato possibile perché ci sono i necessari dispositivi di sicurezza tradizionali come mascherine e tute, sia quelli medici come i test e i tamponi, sia quelli tecnologici, accompagnati da una modalità “militare” di popoli “istruiti” a essere comunità e ad obbedire.

 

Al di là di tali premesse, con determinazione, affermo che non credo nelle critiche fini a se stesse e neppure nelle polemiche sterili e, quindi, penso che questacrisi possa divenire, come nel Dopoguerra, una grande occasione per la modernizzazione o meglio per la trasformazione e l’evoluzione del Paese, una sorta di rivoluzione umana, di risorgimento radicale a livello individuale e collettivo: ecco ciò che mi sta a cuore e la meta a cui volgo lo sguardo!

 

Quando i politici parlano di guerra, per mostrare quanto sia difficile il momento storico, dovrebbero guardare quali e quanti soldati abbiano da dispiegare e stare attenti a non fare paragoni con altre realtà, che hanno mostrato sistemi efficienti. Questa storia, tristemente, già la conosciamo, seppure i protagonisti fossero altri: Mussolini, nella seconda guerra mondiale inviò in Russia l’esercito, al fianco di Hitler, con gli scarponi di cartone ed ora, sono stati mandati a combattere il COVID-19, medici di famiglia e ospedalieri e, naturalmente, infermieri senza mascherine e senza dispositivi di protezione individuali. Ancora una volta l’Italia impreparata ed esposta al pericolo! Eppure allora era dittatura e oggi è Democrazia!

 

Anche il “non detto” reiterato dai politici nella discussione sul “come” (al di là del “quando”) riaprire dopo l’isolamento e la “chiusura” di attività, scuole, relazioni non aiuta, perché diventa una strategia machiavellica, che rende più difficile ripartire e ricostruire. Machiavelli, però,nell’istruire il Principe, diceva che una “crudeltà” bisogna farla tutta insieme e subito: è il bene che va distribuito un po’ alla volta. A palazzo Chigi, invece, si ritiene che la dolorosa, ma necessaria “crudeltà” di rinunciare alla libertà per arginare il contagio vada somministrata poco a poco, con approssimazioni successive e con una responsabilità da condividere, o meglio da affidare, agli esperti.Il Principe, secondo colui che è ritenuto il fondatore della politica moderna, deve essere buono, onesto, virtuoso, ma per conservare il potere deve saper rinunciare, quando necessario, a queste virtù, quindi, egli, alla fine, deve comportarsi senza badare ai mezzi che usa per governare. Che si stia rileggendo il Principe di Machiavelli a Palazzo, abbozzando e improvvisando delle strategie? O forse dovremmo prendere coscienza che non è più una Democrazia, ma una Tecnocrazia! E, pensando ai filosofi che per primi, in passato, si sono occupati di tecnici che orientano le scelte di un paese, emerge il verboreciproco deresponsabilizzarsi, quindi, essere esenti, nell’agire, da responsabilità. Eppure, oggi, più che mai abbiamo necessità di responsabilità, consapevolezza e coerenza: insomma, di una politica etica, che non sia autoreferenziale e che non rappresenti più “tutto”: una politica, quindi, che scelga di dare forma a ciò che costituisce la dimensione e l’esperienza umane; che riconoscala natura stessa dell’individuo nell’unità inscindibile di uomo-ambiente nonché la logica del vivente che ha nella “diversità” il suo fondamento; che rispetti l’unità uomo-uomo, il nostro essere sistemi complessi: aperti, auto-creativi e creativi, trasformativi ed evolutivi. Ed è per questo che ciò che stiamo vivendo, deve potersi trasformare in un’opportunità nella quale il governo, i governi non debbono solo essere al servizio del popolo (e ciò purtroppo non lo è già da tempo!), ma devono sapersi ricongiungere al destino dell’uomo, considerato nella sua totalità e, di conseguenza, alla tutela del Pianeta, quale patrimonio comune e inviolabile. Solo in tale modo, la politica potrà riacquistare il suo ruolo: essere subordinata all’uomo e non viceversa.

 

Osserviamo ciò che questa pandemia ha mostrato. È comprensibile la difficoltà che stiamo vivendo, perché l’Italia non è ammalata a causa del COVID-19 che,improvvisamente,l’ha invasa e contagiata: è sofferente da tempo e, come si usa dire in questo periodo, il virus è letale quando vi sono malattie pregresse e il paziente è anziano. Il Paese è malato da decenni ed è stato sempre trattato, potremmo dire, con “farmaci compassionevoli”, che hanno contenuto, lenito, posticipato e, spesso, celato i problemi da risolvere.Non hanno guarito il-lapazienteItalia, ma cronicizzato le patologie e poi… è anziana: ben 159 anni! Apparentemente siamo nella morsa del diavolo, ma l’Italia ha una memoria di più di 2000 anni e, quindi, sono certa che abbia gli anticorpi che devono però essere ri-attivati e si chiamano: Cultura e Conoscenza, Arte e Bellezza, che abbiamo ereditato, ma che dobbiamo nutrire oggi più che mai proprio conConsapevolezza, Responsabilità, Coerenza e Amore. E poi, se nel modello della società dei consumi e del profitto, gli anziani sono l’anello debole, perché al di fuori della produttività e bisognosi di assistenza, dovremmo rammentare che i Vecchi non sono solo individui nella fase finale dell’esistenza, ma sono anche i custodi di esperienza, di memoria storica, di tradizione, di conoscenza, di quel passato che se dimentichiamo dovremo rivivere. Li chiamo Vecchi e non anziani (ai quali si rivolge la geriatria per trattarne le patologie), con rispetto e attenzione, riconoscendo loro valore e dignità, perché essi custodisconola storia come quegli alberi centenari con tutti i segni del tempo incisi sulla corteccia e meritano considerazione come i saggi, i maestri delle antiche culture tradizionali, poiché essi ci tramandano la bellezza pure se la pelle è avvizzita e il corpo indebolito. E anche se la memoria è sbiadita, un loro sguardo è un tuffo nel passato di cui abbiamo bisogno, perché senza radici non abbiamo futuro. I nostri vecchi di oggi detengono un privilegio dal valore inestimabile: serbano negli occhi la memoria di altri occhi, quelli di chi ebbe dignità, coraggio e capacità di offrirela propria la vita per degli ideali, nutriti da integrità, lealtà, onestà, amicizia, amore elibertà...la libertà di cui ci hanno fatto dono!

 

Parafrasando Primo Levi, se comprendere alcuni processi e avvenimenti è impossibile, conoscere è necessario. Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo, seppure in forma apparentemente diversa. E io voglio essere libera di ricordare!

 

Tornando alla paziente Italia che ha festeggiato 159 anni ed è, quindi,una Signora attempata, ritengo che possa guarire avendone cura: d’altronde Enoch ne aveva 365 (quando venne rapito da Dio) e Matusalemme morì a 969 anni! Sono età simboliche che significano altro, ma…solo la Conoscenza può svelarne il significato!

 

Questa lunga premessa è, in realtà, ciò mi ha indotta a scrivere nuovamente, dopo numerose resistenze e, oserei dire, una sorta di reticenza, col desiderio di raccontare, di condividere ciò che solo la Conoscenza può fare: rendere liberi. Per realizzare ciò, spesso sottovalutiamo o, addirittura, non consideriamo l’importanza della Storia, quella che, frequentemente, a scuola tediava molti di noi e pareva solo una successione di date e avvenimenti da memorizzare, ma nel cui grembo si celano verità che divengono utili strumenti quando impariamo a comprenderla e a scoprire i nessi.

 

La Storia non è la cronaca degli avvenimenti, non è riduttivamente la successione delle azioni compiute dai personaggi in una sorta di teatralizzazione ove, in realtà, si muovono gli uomini con la loro forza e la loro vulnerabilità. Come cantava Francesco De Gregori, la storia siamo noi! Eppure pare che non ne abbiamo più memoria e l’oblio ci abbia sopraffatti!

 

La cultura italiana - e quindi ciascuno di noi -  può vantare un patrimonio millenario che parte dall’Impero Romano e si dipana attraverso secoli di storia, diventando il fulcro della civiltà nel Mediterraneo. In Italia, Arte e Cultura sono presenti ovunque, dalle Alpi alla Sicilia: sono insite in tutto quello che vediamo e che facciamo quotidianamente, perché sono parte integrante della nostra esistenza. Non lo sono soltanto perché leggiamo, studiamo, cantiamo o visitiamo musei: ciò che è avvenuto, coloro che hanno vissuto prima di noi continuano a esistere in noi, seppure spesso non lo rammentiamo e ciò che ci hanno lasciato in termini di opere non è solo la testimonianza di un tempo che non esiste più, ma è uno stimolo per tenere accesa quella passione, quella fiaccola, che ha reso l’Italia il faro culturale del Mediterraneo prima e poi di terre molto più lontane. Tutto ciò è nel nostro DNA!

 

Mentre scrivo, come non pensare,con riconoscenza,a Dante e alla lingua che ha dato l’identità a donne e uomini che han, così, cominciato a sentire l’appartenenza, attraverso l’idioma, a una stessa terra? Come non guardare con stupore a Leonardo, in questo tempo di pandemia, nel quale si è associata la mortalità del COVID-19 alla polmonite interstiziale e, a monte, a un danno vascolare, causato da una patologia sistemica? Perché volgere lo sguardo all’illegittimo di Vinci divenuto il genio del Rinascimento? La risposta è semplice: nella sua caleidoscopica visione del Sapere, ci ha lasciato scritti di anatomia e fisiologia che hanno anticipato la Scienza così come la intendiamo oggi. Infatti, ha decritto la struttura dei polmoni - poi accuratamente illustrata dal medico e anatomista Marcello Malpighi nel XVII secolo - distinguendo un parenchima dalle arborizzazioni date da bronchi polmonari; ha, inoltre, accuratamente raccontato il cuore e la circolazione sanguigna. Al Leonardo anatomista, l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria di Roma ha dedicatoun convegno presso la Sala Alessandrina del Santo Spirito - l’ospedale più antico del mondo - poiché tra quelle venerabili mura, probabilmente, tra il 1508 e il 1513, analizzò e disegnò gli organi interni del corpo umano, tra cui, soprattutto, il cuore e la circolazione sanguigna, intuendo anche gli effetti sull’apparato cardiovascolare dell’invecchiamento e dell’arteriosclerosi.

 

L’Italia è il paese che possiede il maggior numero di siti inseriti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (meglio nota con l’acronimo UNESCO) nella lista del “patrimonio dell’umanità”. Ospitiamo quasi 5 mila musei, altrettanti beni culturali, circa 12 mila biblioteche, 67 mila chiese, 17 mila dimore storiche e 25 mila castelli. Basterebbe questo per rendere chiaro il motivo per cui la cultura e la lingua italiana abbiano influenzato e affascinato (e continuino a farlo) gran parte del mondo.

 

Le principali missioni dell’UNESCO sono l’identificazione, la protezione, la tutela e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. Esso rappresenta l’eredità del passato di cui noi oggi beneficiamo e che trasmettiamo alle generazioni future. Il nostro patrimonio, culturale e naturale, è fonte insostituibile di vita e di ispirazione.

 

La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale, adottata dall’UNESCO nel 1972, prevede che i beni candidati possano essere iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale come: patrimonio culturale e naturale e, dal 1992, come paesaggio culturale.

 

La definizione di “patrimonio mondiale” è, appunto, nata nel 1972, quando l’UNESCO ha istituito la Convenzione per proteggere i siti di “eccezionale valore universale” designati oggi in base a 10 criteri - culturali e naturali - affinché possano rientrare nella World Heritage List. L’Italia e la Cina detengono il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità: la nostra penisola ne ha ben 55! E allora perché dimenticare ciò che è inscritto nella nostra memoria?

 

Rammentate Marco Tullio Cicerone, più conosciuto semplicemente come Cicerone? Scrittore, oratore, uomo politico di spicco affermò riguardo la storia che: «La prima legge della storiografia è di non mentire, e la seconda è di non temere la verità». Purtroppo, spesso la storiografia se non mente, interpreta e decide chi debba fare la storia e chi la debba subire, creando, talvolta,anche delle credenze distanti dagli avvenimenti reali. Riguardo la seconda legge enunciata da Cicerone, la riflessione si estende a noi tutti: «Siamo disposti a non temere la verità?».

 

Probabilmente, per realizzare ciò, dovremmo tornare ad amare la Cultura e i luoghi ove si si dovrebbe essere educati a conoscerla, a comprenderla, a viverla: la Scuola. A tal proposito, mi torna alla mente un’iscrizione posta su un asilo di Pistoia dallo scrittore Pietro Giordani: «Entrate lietamente o fanciulli. Qui si insegna, non si tormenta. Non faticherete per bugie o vanità. Apprenderete cose utili per tutta la vita». Ebbene, credo che ciò dovrebbe riguardare non solo la visione di una Scuola capace di educare e non soltanto di istruire, ma dovrebbe essere la nostra volontà pura di conoscere per essere uomini liberi, responsabili, consapevoli e coerenti.

 

«Chi si limita alla conoscenza del mondo sensibile non può immaginarsi quanto differissero da noi i nostri progenitori dell’Atlantide; e non soltanto nell’aspetto esteriore, ma anche nelle qualità dello spirito. Le loro cognizioni, le arti tecniche, tutta la loro cultura era ben diversa da quella dei nostri giorni. Osservando l’umanità atlantica dei primi tempi, vi troviamo facoltà spirituali diverse in tutto dalle nostre. L’intelletto razionale, la facoltà di combinare e di calcolare sulla quale oggi è basato tutto ciò che si produce, mancavano interamente ai primi Atlantidi. Essi possedevano invece una memoria sviluppatissima che era una delle loro facoltà spirituali più spiccate. Il loro modo di calcolare, per esempio, non consisteva, come il nostro, nell’imparare alcune regole per poi applicarle.

 

[…] Dobbiamo chiarirci che, ogni qualvolta in un essere si sviluppa una nuova facoltà, un’altra perde di forza e d’acutezza. L’uomo odierno possiede, di fronte a quello dell’Atlantide, l’intelletto razionale e la facoltà combinativa; la memoria invece è venuta meno.

 

Oggi gli uomini pensano per concetti; gli Atlantidi pensavano per Immagini. E allorché un’immagine sorgeva nella loro anima, essi si ricordavano tante e tante altre immagini simili già vedute; e a seconda di ciò formavano il loro giudizio.

 

Perciò anche l’insegnamento era diverso a quei tempi; non rivolto a corazzare il fanciullo di regole e ad acuire il suo intelletto, ma piuttosto a fargli conoscere la vita per mezzo di immagini evidenti, in modo da dargli un largo patrimonio di ricordi sul quale regolare la sua azione in avvenire nelle diverse circostanze.

 

[…] Sarebbe stato assolutamente escluso che, prima di una certa età, qualcuno potesse prendere qualsiasi decisione in materia importante; si aveva fiducia solo in chi aveva dietro di sé una lunga esperienza.

 

[…] La fiducia che nell’epoca atlantica si aveva negli iniziati e nei loro accoliti non riposava sulla misura della loro esperienza personale, ma sull’antichità della loro sapienza».[2]

 

Il riferimento ad Atlantide a molti parrà pura fantasia, ma se il suo mito ha accompagnato l’uomo sin da quando Platone menzionò per la prima volta l’isola sprofondata negli abissi, è perché, probabilmente, quell’utopica terra, ove regnava la saggezza, in realtà, manca a ciascuno di noi.

 

La Cultura necessita per vivere della Storia non semplicemente per ricordare, ma per rinnovare i significati originari e arricchire il patrimonio di ciascun individuo, così che l’eredità dell’umanità non vada spesa o ancor peggio depauperata, bensì resa ancora più grande.

 

Ciascuno di noi non è solo il risultato del proprio codice genetico, ma anche del patrimonio di informazioni ereditate dalla famiglia e dall’ambiente: per estensione, ereditiamo anche la Storia e la Cultura, ma se non ne abbiamo cura e non tuteliamo il patrimonio rischieremo l’imbarbarimento.

 

E mentre gioiamo, probabilmente, in modo poco cauto e poco responsabile,del 5 G in Italia, dovremmo rammentare che da molto tempo è presente il 4 R e, se lo vogliamo, possiamo adottare il 5 R. Cosa significa? L’Italia è la terra del Rinascimento, del Risorgimento, della Resistenza, della Repubblica e…del Rinnovamento Culturale che, a veder bene, può essere un risveglio proprio dei principi e dei valori del Rinascimento, del Risorgimento, della Resistenza e della Repubblica.

 

Che nell’ “io resto a casa” a cui siamo stati inviati non vi sia immobilità, non vi sia l’ar-resto del pensiero, della creatività, della responsabilità, della consapevolezza e della libertà. Per questo, dedico le mie parole ai Grandi Vecchi, che sono caduti sul campo (senza sapere neppure d’essere in guerra), in questa campagna che ha mostrato che ci siamo persi (non solo la memoria!). È giunto - se lo vogliamo - il tempo di ritrovarci, perché il rinnovamento di cui abbiamo veramente necessità è una rivoluzione che, come già accaduto in passato, è partita dal cielo - la rivoluzione astronomica -  ed arrivata sulla terra coinvolgendo la scienza come la filosofia e la teologia, e in ultimo la tecnica, sino a giungere a un pensiero rinnovato, vitale e dinamico.

 

Non è una rivoluzione violenta o armata di cui abbiamo necessità, ma una rivoluzione pari a quella dei pianeti attorno al Sole: è tempo d’essere attratti dalla Verità e non essere più guidati e condizionati da luci artificiali o fuochi fatui. I pianeti, però, compiono ben due movimenti: ruotano attorno al proprio asse e poi attuano un movimento di rivoluzione attorno al Sole.

 

Ed ecco perché con determinazione e convinzione, scelgo e propongo il 5 R sperando che in molti si orientino a questa connessione con la volontà di cercare la Verità e la Libertà, dentro e fuori di sé, ma partendo proprio dalla rotazione attorno al proprio asse, che richiede, innanzitutto, conoscenza di sé.

 

Attraverso la Conoscenza, gli individui consapevoli e responsabili possono creare una rete molto più potente di quelle che ci vengono proposte e, talora, imposte. Vi è, infatti,una radicale differenza fra il costituire una rete di uomini che cooperano, condividono, collaborano, si confrontano, interagiscono rispetto a essere nella rete, che può divenire… “cadere nella rete”!

 

In tal modo, il 2020, anno del topo di metallo, iniziato con il COVID-19 che ha provocato, ad oggi, 9 maggio, 275 mila morti nel mondo, non sia solo quello dell’auspicata prosperità materiale e finanziaria - come descritto dall’oroscopo cinese - ma anche l’inizio di un’era rigogliosa e fiorente culturalmente e spiritualmente, capace di segnare un rinnovamento per quest’umanità ferita e disorientata.

 

Nel secolo precedente, il topo è stato protagonista nel 1900 e nel 1960: due anni densi di avvenimenti. Quelli che mi fanno sentire quanto l’uomo sia abile nel creare seppure si adoperi più frequentemente nel distruggere? La prima esposizione universale: una finestra aperta sul secolo appena passato attraverso una panoramica delle principali invenzioni tecnologiche e istanze artistiche. Così Parigi, ritoccata dalla modernità nel suo fascino immortale, salutò l’arrivo del Novecento, il 14 aprile e, alcuni mesi più tardi, dal lago di Costanza, prese il volo lo Zeppelin, il primo dirigibile moderno. Nel 1960, si verificò un evento mai accaduto nella storia, infatti, una donna assunse il ruolo di primo ministro di un Stato:SirimavoBandaranaike, esponente politico dello Sri Lanka, successe al marito e, a fasi alterne, è rimasta al governo sino al 2000.

 

E, per tornare in Italia, il 9 ottobre del 1960, viene pubblicato il romanzo di Leonardo Sciascia -Il giorno della civetta - nel quale coraggiosamente, per la prima volta, la mafia emerge come fenomeno da denunciare in tutta la sua spietatezza e per il grado di complicità del potere politico e di omertà delle persone, di cui beneficia nel controllare interi territori. Ormai è storia della letteratura la frasenella quale il padrino don Mariano rivolgendosi al capitano Bellodi dice: «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà». E, se il 23 maggio pensiamo solo di commemorare - senza rifiutare tutte le mafie e ogni compromesso col pensiero mafioso stesso -Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino come capitani coraggiosi che hanno affrontato Cosa Nostra, non abbiamo compreso a cosa serva la memoria e ancor prima cosa abbia significato il loro sacrificio quotidiano.

 

Con rispetto parlando, è che, in questo Paese, che ha vissuto il Rinascimento, il Risorgimento, la Resistenza, la Repubblica, è tempo che si adoperino uomini, indipendentemente dal genere, ma che siano uomini, quali espressione di un’umanità consapevole, responsabile, coerente e…libera di pensare e scegliere.

 

La capacità e la libertà di pensare e di scegliere sono la naturale conseguenza della Conoscenza che prende forma permettendo anche di dare risposte di cui tutti abbiamo bisogno, ma Essa, quando è autentica, non è fatta di dogmi inattaccabili né di conflitti di potere, bensì è il risultato di una reale collaborazione e di una concreta cooperazione tra gli uomini: è un “patrimonio dell’umanità” e deve essere, quindi, accessibile a tutti coloro che la cerchino e la tutelino, così che il riconoscimento dell’identità individuale e nazionale non sia un limite, ma divenga occasione di scambio e di rinascita.

 

Il riconoscimento di sé, della propria appartenenza a una realtà locale, regionale, nazionale può essere un muro, un limite che rende i confini sempre più invalicabili creando separazioni e conflitti;oppure, può divenire, una finestra aperta, trasformandosi e trasformando la politica finalmente “al servizio” del popolo e non “serva” di interessi di pochi: la matriceper una nuova evoluzione dell’uomo.

 

Una società, quindi, che esprima, rispettie tuteli l’uomo e la natura, la bellezza e la diversità, le relazioni e i valori e si riconcili con ciò che significa veramente comunità: cum-munusossia dono che si scambia.

 

 

 

 

 

Anna Teresa Iaccheo

 

Nova Academia Hypathia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]Preliminary investigations conducted by the Chinese authorities have found no clear evidence of human-to-human transmission of the novel #coronavirus (2019-nCoV) identified in #Wuhan, #China (14 gennaio2020 h 13.18).

[2]Cfr. R.Steiner, Cronache dell’Akasha, Milano-Roma, Fratelli Bocca Editore, 1953.

 


NOVITÀ

1° ediz. 2020

Costanzo Allione

 

SCIAMANESIMO PERUVIANO

 

Don Francisco Montes mi ha raccontato la sua vita con l'Ayahuasca

 

 

Nel popolo Inca viveva un grande Re, conosciuto da tutti, che si chiamava Aya. Alla sua morte, al momento del seppellimento, i suoi famigliari, per ricordarsi dove stava la testa e dove stavano le mani, decisero di piantare due rami diversi, alle due estremità. Un anno dopo, i parenti tornarono per far visita al defunto e videro che i due rami erano germogliati. La pianta cresciuta dalla testa venne chiamata huasca di Aya ovvero “liana del morto” e l’altra, cresciuta dalle mani, venne chiamata Chacruna, cioè “moglie aiutante di Ayahuasca”. Il figlio del Re, da lì a poco, ricevette in sogno un messaggio da parte del padre, che gli consigliava di cucinare le due piante. Prima cucinò l’Ayahuasca ma non successe niente, poi cucinò la Chacruna, ma di nuovo non successe niente, a quel punto capì che doveva cucinarle insieme. Grazie al sogno e alla sua intuizione preparò una bevanda che, dalla notte dei tempi, ci porta la visione e dona guarigione e purificazione alle nostre vite.

 

pp. 208, € 20,00

ISBN 978-88-96093-88-7


1° ediz. 2019

Marcela Grad

 

MASSOUD


Un ritratto intimo del leggendario leader afghano


“Ho letto lo straordinario libro di Marcela Grad e vorrei dire – avendo conosciuto Massoud ed essendo stato profondamente coinvolto con l’Afghanistan – di esser convinto che la Grad, con questo libro, ci abbia fatto un grande regalo. Massoud fu uno di quei personaggi chiave, un uomo che cambiò la storia attorno a sé, la cui influenza durerà per sempre. Indubbiamente molte persone hanno scritto di Massoud, - io compreso – ma l’approccio di Marcela è unico. Di fatto, è riuscita a mettere insieme una storia orale su Massoud, e il suo libro è senza dubbio la più ricca e completa raccolta di informazioni su quest’uomo.  È un libro di cui c’era davvero, davvero bisogno. E credo che alla gente interesserà per la stessa ragione per la quale Marcela e io siamo stati trascinati nella storia di Massoud. Egli era uno di quegli uomini, nella Storia, in grado di calamitare chiunque gli fosse accanto. È una cosa difficile da spiegare – ci ho provato, e ho fallito – ma Marcela ha trovato decine di persone che conoscevano Massoud molto meglio di quanto lo conoscessi io. Ciò che queste persone hanno da dire su quest’uomo, è di importanza capitale nel mondo del dopo 11 settembre”.

 

                                       

pp. 352, € 32,00

ISBN 978-88-96093-87-0








NOVITÀ

Guenther Wachsmuth

 

L’EVOLUZIONE DELLA TERRA

Cosmogonia e geologia. Un divenire organico

 

 

Nel volume si tiene conto del rapido progresso attualmente in corso nella conoscenza della Terra. La conquista degli strati superiori dell'atmosfera e dello spazio cosmico rendono tanto più importante, prima di qualunque sforzo in tale direzione, l'acquisizione di una vera conoscenza della Terra e della sua evoluzione alle quali  ciò che segue vuole dare un contributo. scegliere ed enucleare dalla massa dei fenomeni  quelli che sono specialmente in grado di contribuire alla formazione di una nuova visione d'insieme.  Una ricerca più dettagliata contribuirà certamente a modificare, correggere e completare di molto la presente esposizione, ma l'essenziale risiede nel metodo che cerca di derivare le leggi di formazione di questo insieme considerato come un tutto organizzato.

Dopo un rapido esame degli stadi iniziali di formazione e organizzazione del Cosmo, passiamo alle diverse fasi che danno all'organismo terrestre il suo aspetto, studiando i periodi e i loro  specifici ritmi, i quali hanno improntato il passato e agiscono ancora oggi. Giacché la Terra, organismo vivente, resta sempre e comunque legata all'organismo cosmico che la circonda, dal  quale essa è nata e nel quale prosegue la sua evoluzione attraverso cambiamenti e numerosi sincronismi ritmici. Per questo motivo abbiamo descritto negli ultimi capitoli i rapporti reciproci del Cosmo e della Terra, aiutandoci con i risultati dell'attuale ricerca. L'uomo, appartenendo a questa genesi e a questa evoluzione e partecipandovi con le sue azioni secondo il ritmo delle diverse epoche di civiltà, ha il suo posto nel tutto costituito dall'evoluzione comune del Cosmo, della Terra e dell'Uomo.

 

 

pp. 256, € 30,00

ISBN 978-88-96093-83-2

 




NOVITA':





NOVITA':


Luigi Scala

VERSI PELLE

Prefazione di Tomaso Kemeny
Postfazione di Chicca Morone

 

Queste poesie di Luigi Scala, raccolti sotto il titolo “Versi Pelle”, tendono a immergere il corpo (“Pelle”) in una scrittura aperta alle incursioni del nonsenso (“anche gli angeli possono inciampare”) e si costruiscono secondo movenze musicali. Difatti il libro si articola secondo le modalità di una sinfonia che dal “Preludio” si estende fino al “Finale”, percorrendo movimenti che vanno dal “Mosso” allo “Allegro ma non troppo”. Tomaso Kemeny.


ANONIMO

 

STUDI DI ALCHIMIA SPIRITUALE DI SER MAN IL CAVALIERE

 

A cura di Giuseppe Tirone

 

 

25 ottobre 1272.

È una limpida e fresca giornata autunnale. Il cielo è terso e una leggera brezza muove le foglie dei lecci. Qualche rara foglia, ormai vecchia cade ondeggiando a terra.

Un cavallo con un passo lento e stanco, su una stradina fra gli alberi, sta portando un cavaliere, non più giovane, visto che i pochi capelli che restano e la barba sono ormai del tutto bianchi, anch’esso stanco e provato, di ritorno dalla sua ultima missione. Ancora un po’ di strada e poi una locanda dove rifocillarsi e far riposare il cavallo. Ser Man, ardimentoso cavaliere, nella sua vita ha molto cavalcato, da quando fin da giovane è stato ossessionato dalla ricerca del vero per dar senso alla Vita.

Nel testo sono presenti diversi disegni,come accenna il curatore nella nota introduttiva: “Negli ultimi anni ho avuto accesso a dei disegni di alchimia spirituale elaborati da Ser Man, un vecchio cavaliere. Di Ser Man non conosco che quanto viene detto di lui in un breve scritto di Autore ignoto. Tale scritto è riportato integralmente in questo mio lavoro. I disegni suddetti potrebbero essere di notevole interesse per coloro che dedicano gran parte della loro energia alla ricerca nella dimensione spirituale. Per tale motivo ho ritenuto di pubblicare i disegni per farne dono a coloro che potrebbero trarne spunto di riflessione”.

 


ROBERTO VARRASI

 

IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA

 

Un nuovo paradigma in psicoterapia

 

 

Il risveglio della coscienza descrive un paradigma diagnostico e terapeutico la cui espressione più significativa è la metodologia dell'ipnosi olodinamica: non una tecnica, bensì un viaggio catartico verso la Conoscenza, alla scoperta di sé, che si immerge nell’Olocoscienza e va oltre la frammentazione dei saperi in nome dell' autentica “guarigione”, che non è riduttivamente il superamento della malattia, bensì l'incontro con la verità che libera. Un viaggio che conduce alla riscoperta dell'individuo nella sua unità e unicità, integrità e complessità di essere bio-psico-eco-socio-spirituale. Uno strumento di cura, quindi, ma ancor prima un mezzo per destarsi dal sonno e, infatti, l'ipnosi olodinamica non addormenta, ma risveglia la coscienza, così da comprendere il senso e il significato della sofferenza e, ancor prima, delle esperienze che viviamo nel corso dell'esistenza. Le parole sono guida e mezzo per realizzare il processo catartico, che conduce a incontrare noi stessi e a illuminare, attraverso l’abreazione, l'oscura via della sofferenza umana, riconoscendo la nostra appartenenza all'Umanità e rendendoci individui liberi e in “rete”: gli uni connessi con gli altri, e non esseri in cattività prigionieri della rete, che ottunde e addormenta. E, allora, per l'ipnosi olodinamica le parole curano, ma solo pure parole per evolvere, poiché solo una coscienza risvegliata può attingere alla verità in sè e fuori di sè, sentendosi espressione e parte del Tutto.

 




7 Settembre 2018
ore 21:00 - 22:30

 

Vuoi più soldi? Scopri cosa ti

blocca dall'ottenerne di più

 

 

Ti sei stancato di passare la vita a lamentarti di non avere abbastanza soldi? Vuoi capire come ottenere abbondanza, successo e libertà finanziaria? Vuoi trasformare la tua attuale situazione economica in una realtà di benessere e stabilità?

 

Venerdì 7 settembre, dalle ore 21 alle 23, presso la sala della libreria Psiche di Torino, partecipa alla serata teorico-esperienzale condotta da Ileana Rotella.

 

È l’occasione per conoscere cos’è, come funziona e come agisce la tecnica ThetaHealing e scoprire come può aiutarti nella tua vita in relazione a denaro, successo, realizzazione personale e professionale.

 

Durante la serata a ingresso gratuito, scoprirai cosa ti blocca dall’avere più denaro, cosa ostacola dal mantenerlo più facilmente e come cambiare il tuo modo di pensare relativo ai soldi e alla gestione del denaro. Ti aspettiamo alla sala della libreria Psiche in via Belfiore 61 a Torino.

 

Durante la serata sarà estratta una borsa di studio per partecipare al corso ThetaHealing DNA Base che si terrà a Chieri dal 14 al 16 settembre.

 

Per chi porta un amico che non conosce il ThetaHealing, per entrambi un buono del valore di 10 euro da utilizzare per una serata inserimenti a Chieri.

 

 

È necessaria la prenotazione entro lunedì 3 settembre all’indirizzo sandra@sandramartinettomaina.com o tramite messaggio al numero 340 926 5579


AMBROGIO BONFANTI

 

 

L'UNIVERSO DEL COLORE

Un viaggio nell'esperienza ottica, dinamica, emotiva, artistica e simbolica del colore

 

Leggendo questo libro si viene introdotti nel vasto e ancora poco conosciuto mondo del colore. Aspetti noti e originali di questo mondo si intrecciano in una unità organica che è più della semplice somma di particolari. Diversi punti di vista si susseguono, e insieme contribuiscono a destare nel lettore un’immagine sempre più completa di questo colorato Universo.
Il colore è una realtà viva. La sua qualità non risiede nel pigmento, e nemmeno nella vibrazione con cui si manifesta nello spazio. Dal mondo soprasensibile delle “Qualità” esso suscita effetti nel soggetto attraverso la superficie colorata. Gli effetti del colore sono immagini, emozioni, reazioni fisiologiche e ottiche. Tutti questi aspetti, solitamente
relegati ad un ambito puramente soggettivo - quindi non scientifico - costituiscono il «materiale» di indagine di questo libro.
Le indicazioni che emergono costituiscono la premessa conoscitiva per una partecipazione sempre più cosciente dell’artista al proprio creare, e sono al contempo nozioni alquanto interessanti per tutti coloro che intendono lavorare coscientemente con la realtà del colore.
L’esposizione è metodica e rigorosa. Il linguaggio è alquanto conciso, privo di sfrangiature, piuttosto meditativo e poetico, disadatto ad una lettura veloce che sorvola i messaggi nascosti affidati spesso a una singolare parola.       


THEOS BERNARD

 

 

HATHA YOGA

Resoconto di un’esperienza personale

 

Hatha Yoga è un resoconto di un’esperienza personale, un documento eccezionale, un trattato specifico su Hatha Yoga, un utilissimo trattato che illumina sia l’aspetto teorico, che quello pratico, e per i cultori della materia il più ricco di documentazione testuale della Tradizione.

«Nel limite delle possibilità, offerte da una fotografia, le diverse posizioni e discipline sono illustrate dalle trentasei tavole inserite nel testo. Per maggior parte si tratta di asana, ma sono mostrati anche alcuni mudra. "Qualunque tentativo di provare i meriti dell'"arte dello Yoga" sarebbe futile. Anche se si citassero in suo favore migliaia di volumi, e si impiegassero tutte le regole della logica e della sofistica, i dubbi e lo scetticismo dell'uomo moderno rimarrebbero inalterati. Perciò questo studio non rappresenta il tentativo di provare i pregi dello Yoga o di spiegarne i risultati; quello che offro è invece un resoconto delle mie esperienze personali nello studio e nell'applicazione delle tecniche fondamentali dell'Hatha Yoga, in modo che il lettore occidentale abbia un'accurata relazione sul modo con cui si conduce un tipico corso orientale di Hatha Yoga».          


JEAN KLEIN

 

ESSERE

 

Accostamenti alla non dualità vol 4

 

La versione italiana di “Etre” di Jean Klein, esce per portare a conoscenza di un più largo pubblico le parole dei grandi Maestri che hanno illuminato i nostri passi.

Questi Maestri si affacciano a noi dalla soglia della cultura islamica come da quella cristiana, dalla tradizione ebraica come da ogni altra tradizione. Appartengono a quell’altipiano senza strade in cui non splende che la Verità. Le loro parole sono straordinariamente simili, perché la Verità è straordinariamente semplice. Esse non provengono dal regno della dualità, non si riferiscono più “punti di vista”. Le loro parole sono la Conoscenza. Possono aiutarci a procedere, dalla coscienza di qualcosa, alla percezione istantanea, diretta dal nostro Sé. Rivelarci che la trascendenza non è un concetto, ma un vissuto.

 

Jean Klein, (1916-1998) musicologo e medico dell’Europa Centrale, trascorse vari anni in India presso un maestro dell’Advaita-Vedanta. Dal 1960 ha insegnato il Vedanta e lo Yoga in Europa e negli Stati Uniti.


ANTONINO PUSATERI

 

LA LUCE NELLA SOFFERENZA

 

Una possibile via evolutiva

 

Questo libro vuol essere un aiuto, una condivisione della lunga esperienza ospedaliera dell’autore tra diversi reparti di specialità, durata ben quarantasette anni dei cinquantotto attuali. Lo scopo di questa condivisione è quello di promuovere un sentire positivo che possa opporsi alle paure immaginarie. Si attiverà così una diversa attenzione nei confronti di paure effettive, soprattutto della morte.

Antonino Pusateri vive a Torino. Dal 1978 impegnato nella ricerca interiore. Nel 1983 diventa giornalista pubblicista. Laureato nel 1987 in Lettere Moderne presso la Facoltà di Torino. Nel 1998 fonda con un gruppo di persone, l’Associazione Italiana per lo Sviluppo della Coscienza. Master Scuba Diver Trainer PADI nel 1998. Consegue il diploma di Counselor transpersonale nel 2003, presso la Scuola Superiore di Counseling di Torino. Istruttore di Kayak da mare e canoa canadese (FCKI  - Sottocosta - BCU). Ha già pubblicato: La Superba Avventura – La ricerca introspettiva tra Induismo e Cristianesimo, Edizioni Ananke, Torino 1988, Quotidianità e Pratica Spirituale, Libreria Editrice Psiche, Torino, 2004


P.D. OUSPENSKY

       

 

LA STRANA VITA DI IVAN OSOKIN

 

 

Questo breve romanzo appartenente alla belle époque russa venne pubblicato per la prima volta in Russia con il titolo di Kinemadrama per rendere note le idee di Ouspensky sul ricorrere degli eventi esterni. Il protagonista Ivan Osokin a causa del fallimento della propria esistenza si ritrova a considerare l’idea del suicidio come modo per uscire dal circolo vizioso degli errori ricorrenti. Tuttavia, gli viene data l’opportunità da un mago di tornare indietro nel tempo all’età di quattordici anni per poter cercare di riuscire così a modificare gli eventi e in meglio la sua vita. Scoprirà però che tutto ciò non è possibile, che non può non ripercorrere ogni passo, sentendosi così impotente e ritornando al punto di partenza. Proprio il percorrere della vita dimostra quanto l’arbitrio umano non sia libero ma servo, ma proprio la scoperta di quanto Osokin sia legato ad ogni passo gli fa avere l’intuizione di come potrebbe slegarsi e la necessità di essere in contatto con qualcuno che abbia un altro tipo di conoscenza, in grado di trasformare l’essere di un individuo. Questo contatto, per Ouspensky, avvenne nel 1915 quando incontrò G. I. Gurdjieff che da quel momento divenne il suo Maestro. Ouspensky sottolinea che ogni cosa non può continuare sempre lungo una linea retta, ma è destinata ad ascendere o discendere. E l’ascesa, ovvero l’evoluzione, è possibile solo attraverso l’accettazione dell’aiuto di un lavoro di scuola. Per questo il mago parlerà alla fine delle condizioni per arrivare al cambiamento mettendo Osokin di fronte alla scelta di continuare la vita di sempre o il tentativo di cambiarla seguendo l’insegnamento all’interno di una scuola.


La Libreria Psiche è in Via Madama Cristina 70/B a Torino. Dal 1978 ci impegnamo nella pubblicazione e diffusione di opere come possibili strumenti per tentare di conoscere il significato più profondo della nostra vita, per arrivare ad una propria crescita personale e conoscenza di sé.

Nel catalogo della casa editrice il cui tema centrale è quello della ricerca interiore e della spiritualità, vi sono quindi collane dedicate alle Religioni, alla Medicina naturale, all’Alimentazione, alla Psicologia, all’esoterismo e alle varie Tradizioni Spirituali con una particolare cura nella scelta dei relativi autori quali importanti esponenti e maestri.

 

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