autori


Il Sayed Idries Shah, che ci ha lasciato il 23 novembre 1996, nacque il 16 giugno 1924 in una stimata famiglia Afghana, Sadaat di Paghman. Fra le sue molte realizzazioni gli va attribuito il merito di aver fatto nascere un grande seguito agli insegnamenti tradizionali Orientali disponibili nel mondo Occidentale. L’insieme dei ventinove libri di Shah, tradotti in più di quindici lingue e venduti in milioni di copie, è considerato uno dei più importanti settori della letteratura pubblicata nel XX secolo. Tra gli straordinari aspetti del suo lavoro vi è il largo spettro di lettori attratti dalle sue opere: esse sono lette e studiate da psicologi e romanzieri, fisici e lavoratori sociali, avvocati e persone in genere.


Ivana Cortellazzi, psicologa, psicoterapeuta, lavora a Milano con adulti e bambini. Da anni affianca al lavoro teraputico attività di formazione in campo educativo. Aderente all'Associazione Italiana di Psicologia della Religione, segue le attività del centro Studi Tibetani Rabten Ghe.Pel.Ling diretto da Thamthog Rinpoche e del Centro Studi Maitri Buddha di Torino diretto da Thubten Rinchen.


Jalâl ad-Dîn Rûmî (Mowlânâ Jalâloddîn Rûmî in persiano, Mevlâna Celâleddin Rumi in turco), nato a Balkh nel Khorâsân nel 1207 e morto a Konya in Turchia nel 1273, è forse il più grande poeta mistico persiano e uno dei più grandi mistici in assoluto. Da lui prese origine l'ordine dei Mevlevî (i cosiddetti "dervisci rotanti"), guidato dopo la sua morte dal figlio Sultân Walad. Le sue opere sono costantemente studiate e meditate da più di settecento anni.


Jean Klein ha studiato medicina e musica a Berlino e a Vienna. Fino dall’infanzia egli ebbe la convinzione che ci fosse un “principio” indipendente da tutte le forme di apprendimento. L’esplorazione di questa convinzione lo spinse fino in India dove fu introdotto, tramite un approccio diretto, alla dimensione della vita non-duale. 

Vivendo in quest’apertura incondizionata, libera da passato e futuro, egli fu colto, in un momento senza tempo, da un improvviso risveglio nella sua vera natura, l’”Io sono”.


Jean Vaysse, (1917-1975) ha partecipato negli anni 1950-1960, in Francia, a grandi scoperte della chirurgia moderna: il trapianto renale all’ospedale Necker a fianco del Prof. Hamburger, la chirurgia cardiaca e la circolazione extracorporea con l’équipe del Prof. D’Allaines all’ospedale Broussais e la chirurgia dell’ipertensione arteriosa con l’équipe diretta dal Prof. Milliez. Insegnante di ruolo alla Facoltà di Medicina di Parigi dal 1963 e Direttore del Centro di ricerca di chirurgia sperimentale dell’Associazione Claude Bernard dal 1956, si è imposto per la sua calma, il suo gesto preciso e analitico, accompagnati dall’audacia talvolta necessaria per cogliere l’opportunità di salvare una vita. La sua passione era quella di sostenere e difendere la vita. La sua ricerca era quella di vedere ciò che è vero al di là delle apparenze.

Fin dalla sua giovinezza ha intrapreso lo studio delle tradizioni che insegnano

le vie di accesso alla coscienza di sé. Questa ricerca dell’essenziale gli ha fatto incontrare l’insegnamento di G.I. Gurdjieff nel 1947: da allora egli si impegna nell’esplorazione incessante delle aperture spirituali all’Essere. Conformemente ai dati tradizionali della grande Conoscenza, il messaggio apportato dal Signor Gurdjieff, la sua concezione dell’essere umano e la via attraverso la quale faceva comprendere il senso e la ragion d’essere della vita umana hanno profondamente toccato Jean Vaysse. A fianco di M.me Jeanne de Salzmann, incaricata di riunire e di preservare gli elementi trasmessi oralmente dal Signor Gurdjieff, Jean Vaysse si è impegnato sulla via della conoscenza di sé e della conversione interiore mediante la pratica del risveglio a se stessi. Il suo desiderio di una Vita reale, la sua intuizione unita ad un’intima generosità lo hanno condotto a fare appello all’energia, alla volontà di vivere, alle risorse interiori di coloro che si rivolgevano a lui.

Responsabile di vari gruppi a Parigi fino ai suoi ultimi giorni di vita, la sua intensità di presenza, il suo impegno appassionato e il suo rigore nella partecipazione erano sentiti come un invito ad essere presenti, ciascuno nella propria esistenza, ed a collegarsi incessantemente ad una sorgente in se stessi, non abbastanza riconosciuta, non del tutto liberata. Egli ha sentito la necessità di trascrivere genuinamente in questo libro, come un “cercatore di verità”, la sua testimonianza vissuta. Quest’opera si presenta perciò come una chiave per comprendere attraverso quale cammino il Signor Gurdjieff invita chi cerca di conoscersi a risvegliarsi a se stesso, ad essere se stesso ed a scoprire tramite la via della coscienza il senso della propria vita. È una ricerca di unità interiore che non finisce mai: un’apertura che trasforma, nutrita dalla chiara trasmissione dell’insegnamento del Signor Gurdjieff.


Jo Damascati, teosofo e rosacroce, è un noto cultore di discipline esoteriche ed iniziatiche.


John G. BennettScienziato, filosofo, matematico, derviscio errante, ufficiale dei servizi segreti, funzionario politico, uomo d’affari, ricercatore scientifico, leader spirituale, marito, padre e autore prolifico di una vasta serie di libri e discorsi sui vari aspetti dell’opera di Gurdjieff, di cui ha presentato un’interpretazione potente, viva ed originale, nonché profondo conoscitore del Sufismo, Bennett fu un visionario dall’approccio pratico, implacabile nella sua dedizione allo sviluppo del potenziale umano ed acutamente consapevole della necessità di contrastare la tendenza distruttiva del genere umano, con un occhio di riguardo alle nuove generazioni in un periodo, gli anni 70, in cui tutta la conoscenza acquisita era messa in discussione e vi era un grande anelito verso nuove verità ed esperienze.Egli consacrò la propria vita alla trasmissione delle comprensioni acquisite lungo il suo cammino alla ricerca della verità, che lo portò a studiare con Gurdjieff, Ouspensky, Madame Ouspensky, Mohammad “Pak” Subuh, Idries Shah ed il mistico Hindu Shivapuri Baba, in una ricerca spesso tacciata di frivolezza o tradimento, ma in realtà tesa con assoluta continuità di intenti al raggiungimento della Liberazione.


Juan de la Cruz (1542-1591), nato in quella Spagna che fu per secoli rifugio privilegiato di sufi e cabalisti, è stato forse il più grande poeta mistico della cristianità; nelle sue poesie, più ancora che nelle sue opere in prosa, si trova in estrema illuminante sintesi una via netta di spoliazione interiore dal mondo profano, e di ingresso, attraverso l'oscuramento delle potenze e l'obnubilamento della mente ordinaria, nel mondo sempre nuovo dello spirito divino.