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Hakim Sanai. Le scarse informazioni sulla sua vita hanno probabilmente un fondamento più mitico che storico. Hakim Sanai fiorisce durante il regno di Bahram Shah (1118-1152), e la sua morte è collocabile attorno al 1150. Pare che godesse già di una certa fama come poeta alla corte di Ghazna, quando ebbe un'improvvisa crisi di identità. Sirajuddin Ali, nelle sue Memorie dei poeti, narra il seguente episodio. Sanai aveva appena terminato una poesia in lode del sultano Ibrahim di Ghazna, e si stava recando a corte per offrirla al sultano in partenza per un'altra spedizione punitiva in India. Improvvisamente attrasse la sua attenzione un canto proveniente dall'interno di un giardino. Si fermò ad ascoltare. Chi cantava era Lai-Khur, famoso ubriacone e 'folle divino', le cui oltraggiose uscite contenevano spesso molto più di un pizzico di verità. Lai-Khur ordinò del vino e propose un brindisi "alla cecità del sultano Ibrahim". Alle proteste che si levarono, insisté nel dire che il sultano si meritava la cecità per volersi imbarcare in una stupida ‘scappatella' quando c'era tanto bisogno di lui in patria. Il brindisi successivo fu "alla cecità di Hakim Sanai", cosa che dovette certo far sussultare il poeta intento a origliare. Si levarono proteste ancor più vigorose, in difesa dell'eccellente reputazione di Sanai. Ma Lai-Khur ribatté che, stando così le cose, il brindisi era ancor più meritato, dato che Sanai sembrava inconsapevole dello scopo per cui era stato creato; e quando, di li a poco, sarebbe comparso davanti al Creatore, che gli avrebbe chiesto che cosa avesse da dire in suo favore, non avrebbe saputo far altro che esibire i propri elogi funebri ai regnanti - semplici mortali come lui.

Il narratore seguita dicendo che l'impatto di queste parole indusse Hakim Sanai a richiedere insegnamenti a un maestro sufi, Yusuf Hamadani.

Quando, prosegue il narratore, Bahram Shah gli offrì di diventare suo genero, Sanai declinò garbatamente l'offerta e partì seduta stante in pellegrinaggio alla Mecca. Al suo ritorno iniziò la stesura della Hadiqat , che terminò poco dopo l'anno 1130.


Henri Thomasson, (1910-1997) è nato il 29 dicembre 1910 in un piccolo villaggio della regione lionese. Studi liceali e musicali, poi giuridici all’Università di Lione che saranno alla base delle sue attività professionali, prima nel notariato poi nella costituzione di un’azienda industriale; la sua carriera professionale si concluderà sempre nell’ambito di tale attività.

Dopo alcune incursioni nel mondo dell’arte, in particolare della composizione musicale, nel 1947 è introdotto in un gruppo che seguiva l’Insegnamento di Gurdjieff, diretto da Henriette Lannes-Tracol. Subito dopo è condotto a Parigi alla sede diretta da Jeanne de Salzmann e da G.I. Gurdjieff, dove con grande assiduità frequenterà le attività sino alla morte di quest’ultimo. Nel 1948 Gurdjieff gli aveva assegnato il compito di formare un gruppo a Lione. Successivamente, sempre sotto il magistero di M.me Lannes, dalla quale non ha mai cessato di ricevere aiuto e consigli, l’autore di questi scritti con altri compagni assicura la trasmissione dell’Insegnamento nei diversi gruppi della regione lionese. Nel 1971 M.me Lannes gli offre l’incarico dell’Insegnamento per l’Italia; così negli anni successivi sviluppa il gruppo di Torino e fonda i nuovi gruppi di Milano e di Roma. Dal primo incontro con Gurdjieff a Parigi, H.Th. cominciò a tenere un “Diario” delle sue esperienze, che verrà pubblicato poi nel 1974 con il titolo di “Batailles pour le Présent”.


Henri Tracol, fu allievo di Gurdjieff. L'incontro con lui è stato per lui determinante e lo ha stimolato a sviluppare un approccio fedele all’influenza ricevuta. Egli sostiene che l’insegnamento di Gurdjieff sia essenzialmente di carattere pratico: anziché una risposta teorica offre un metodo. Questo insegnamento “chiede all’uomo, prima di tutto, l’esigenza di una comprensione; l’uomo non deve fare nulla senza comprendere; deve assicurarsi da se stesso della verità di ciò che gli è detto”. Rimase con Gurdjieff per una decina d’anni sino alla sua morte avvenuta nel 1949. Insieme ad altri, ha fatto vivere questo insegnamento in Europa e in America.


Henri Zagwijn, nasce nel Nieuwer-Amstel (Amsterdam) il 17 luglio del 1878 e muore a L’Aia il 23 ottobre del 1954. Dal 1898 al 1918 insegna in una scuola elementare a Rotterdam. Nel 1914 guadagna il suo primo grande successo come compositore con “Der Zauberlehrling” (su testo di Johann Wolfgang Goethe) per tenore, baritono, coro e orchestra. Nel 1915 entra a far parte della Società Antroposofica. Dal 1924 al 1941 è docente presso la Scuola Steiner a L’Aia. Nel 1925 scrive “La musica alla luce dell’Antroposofia”, pubblicato da Van Esso, Rotterdam. Nel 1926 Zagwijn scrive anche opere per pianoforte, per coro e canzoni come “Musik zur Eurythmie”. Nel 1932 l’altra pietra miliare della sua carriera di compositore è l’opera “Strijksextet”.  Henri Zagwijn ammira Claude Debussy fino a scriverne un libro dal titolo “Debussy”, pubblicato nel 1941. Nel 1938 scrive l’opera “Vom Jahreslauf” sui testi di Rudolf Steiner per coro e orchestra. L’opera di Henri Zagwijn consiste principalmente nella musica da camera con combinazioni straordinariamente sottili, che potrebbero dare all’uomo nuove emozioni. 


Henriette Lannes, nata in una famiglia protestante nella regione di Pau il 12 novembre

1899, deceduta il 28 maggio 1980, cresce in un ambiente modesto, con un padre carpentiere, una madre e due zie animate da un forte senso religioso. Fin dall’età di undici anni la giovane Henriette faceva delle domande al suo pastore su ciò che sentiva al tempio di Puyoô e su ciò che vedeva intorno a sé. Nella maggior parte dei casi le risposte che riceveva non la rassicuravano appieno. Molto presto ebbe l’impressione che il mondo degli adulti non sapesse né potesse rispondere in maniera soddisfacente ai suoi interrogativi di bambina. A circa quarant’anni, grazie a Henri Tracol e a Philippe Lavastine, ebbe la possibilità di incontrare a Parigi Madame Jeanne de Salzmann, allieva, le avevano detto, di G.I. Gurdjieff. Si recò al colloquio un po’ scettica, poiché sovente gli scambi con degli intellettuali, anch’essi alla ricerca d’una migliore comprensione della condizione umana, l’avevano delusa. Ella uscì da quel primo incontro con un sentimento strano, insolito, quello d’essere stata ascoltata e compresa. Mai sino allora aveva ricevuto una simile impressione. Incuriosita, sentì il bisogno di ritornare da Madame de Salzmann, di farla partecipe delle domande che portava in sé dall’infanzia, e alle quali s’erano aggiunte quelle legate alla sua

esperienza di donna adulta. Qualche mese dopo, con altri allievi, Madame de Salzmann la condusse da G.I. Gurdjieff che, in seguito, accettò di incontrare il primo gruppo francese tutte le settimane, fra il 1941 e il 1949. Egli si assunse il compito d’aiutare ogni uomo sinceramente desideroso di seguire

il suo Insegnamento, ad aprirsi sulla vera conoscenza di se stesso e a meglio comprendere il suo ruolo, il suo posto quaggiù. Dopo la morte del suo maestro, il Signor Gurdjieff, Henriette Lannes si mantenne in stretta relazione con Madame de Salzmann. Ella ha contribuito ad approfondire le domande che si pongono all’uomo moderno e a trasmettere ciò che per lei era diventato un’evidenza: “L’uomo non è ciò che potrebbe essere”. 


Husayn ibn Mansûr al-Hallâj nacque nel villaggio di Tur, presso Bayda, nell’antica provincia di Fars a sud della Persia, nell’anno 224 dell’egira (857 d.C.); si trovano fonti discordanti sulle sue origini: alcune infatti attribuiscono al padre o al nonno di Hallaj il ruolo di custode del fuoco sacro, figura di grande rilievo nella religione zoroastriana;

altre tramandano che il padre fosse un cardatore di cotone, mestiere per altro molto diffuso nell’area geografica in cui Hallaj, molto piccolo, si trasferì (Wasit e Tustar), e dove iniziò a parlare anche la lingua araba; e tramandano che fu proprio il mestiere del padre a derivargli l’appellativo di “Cardatore di segreti”. Sembra che il percorso mistico di Hallaj abbia avuto inizio fin dalla tenera età di dodici anni, quando studiando in una scuola coranica di Wasit, fu in grado di imparare a memoria, e quindi recitare, tutto il Corano; i suoi maestri furono Šaykh Sahl at-Tustari, che seguì fino all’età di diciotto anni; a Bassora incontrò poi ‘Amr al-Makki, confratello del futuro grande maestro di Hallaj, Junayd. Ottenne di diventare discepolo del grande Junayd, che divenne così suo maestro, guida spirituale e confidente. Solo dopo questo primo pellegrinaggio iniziò la sua predicazione in pubblico, con grande stupore e scandalo della comunità sufi di Baghdad; decise allora di smettere l’abito sufi che lo connotava come appartenente alla categoria, per poter parlare liberamente alla gente, abbattendo i muri virtuali delle appartenenze che spesso sfociano in pregiudizi; ottenne i primi consensi tra i sunniti iraniani e gli armeni, ma scatenò le ire di alcuni funzionari di governo; fu dopo il suo intervento pubblico che venne accusato di magia e ciarlataneria e costretto a lasciare Baghdad, partendo alla volta della regione del Khorasan, nell’Iran nord-orientale. Qui iniziò a predicare nelle città, alle frontiere, nei conventi fortificati dei volontari per la guerra santa, facendo sempre più proseliti, tanto da arrivare al suo secondo pellegrinaggio alla Mecca con quattrocento discepoli; fu per questa ragione e per l’invidia suscitata da un tale gesto, che i suoi ex-amici d’ambito sufi lo accusarono, questa volta non più di ciarlataneria, ma di magia bianca, di sortilegi magici e di aver stretto un patto con i Jinn (i demoni spesso citati nel Corano). Ritornato a Baghdad Hallaj si dedicò alla pratica ascetica di preghiera e silenzio.


H. W. L. Poonja è nato nel Punjab occidentale il 13 ottobre 1910. Sin da bambino a soli 8 anni ebbe una prima rivelazione della verità, rivelazione che si manifestò appieno verso i 30 anni quando incontrò il gigante della spiritualità Sri Ramana Maharshi nel sud dell’India. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo, Papaji si è stabilito negli ultimi anni della sua esistenza fisica a Lucknow, nel nord dell’India. Tramite la sua preziosa presenza, centinaia di cercatori provenienti da tutto il mondo e da ogni tradizione spirituale hanno potuto realizzare l’impersonale Realtà assoluta, la verità fondamentale senza forma e non duale. Ha lasciato il corpo il 6 settembre 1997. Da allora il suo insegnamento è sempre più vivo in tutto il mondo spirituale.