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A Madame de Salzmann venne affidata la responsabilità del Lavoro da Gurdjieff, prima che egli morisse nel 1949. Ha assolto al suo impegno con straordinaria intelligenza e forza fino alla morte nel 1990, all’età di centouno anni. Fra l’altro, è stata promotrice della pubblicazione dei libri di Gurdjieff, della produzione di diversi film sui Movimenti e del film Incontri con uomini straordinari, diretto da Peter Brook. Ha guidato l’istituzione della Fondazione Gurdjieff a Parigi, Londra e New York. Il suo principale contributo, comunque, è stato di portare molti allievi a un nuovo livello di comprensione.


Marco Viretti vive a Torino, città in cui è nato nel 1958. Studioso e praticante zen, ha esordito come narratore pubblicando la raccolta di prose "La gazza" (Edizioni dell'Orso, 1993); è inoltre presente con racconti e poesie in antologie e riviste.


Marigold. Nata a Manchester il 19 Febbraio 1920 da genitori anglo-ungaro-tedeschi viaggiò durante i primi cinque anni della sua vita. Frequentò con scarso successo le scuole, sia a Zurigo che in Inghilterra. Desiderava diventare medico, ma, essendo allergica ad ogni forma di istruzione teorica, all'età di 17 anni, spinta da un irresistibile bisogno di soccorrere e consolare, imbrogliando sull'età grazie alla sua alta statura, frequentò un corso di infermiera negli ospedali di Ginevra.

Turbata dall'egoismo e dalla mancanza di riflessione del genere umano, che, anziché vivere, si lascia vivere senza maturare, che professa una religione senza viverla, che ama senza immedesimarsi nell'amato, la vita le sembrò una sofferenza inutile e priva di senso, il suicidio l'unica soluzione possibile.

In questo momento di grande abbattimento spirituale incontrò il pensiero orientale, che la conquistò con la sua logica, la sua disciplina e il suo spirito critico. Decise di rivedere gli avvenimenti della sua vita passata sotto questa nuova luce e partì per l'India, dove comprese che l'Esistenza è un unico Tutto inseparabile. Comprese che le circostanze e gli avvenimenti non sono né bene né male e che siamo noi a dar loro un attributo, limitandoci a guardarne un solo lato: Dio è nella mano che accarezza e in quella che colpisce; la vita è una scuola grazie alla quale l'anima può finalmente intravedere la luce.

Volendo a questo punto superare la vigliaccheria emotiva che le impediva di assistere un animale ferito, chiese di poter frequentare un ambulatorio veterinario: vi rimase oltre vent’anni. In questo periodo scrisse «Il cane questo incompreso» (Ed. Il Castello - Milano) nella speranza che un po' di disciplina potesse proteggere questi amici dell'uomo da tanti divieti.

Grazie al contatto con animali di tutte le specie, non esclusi tigri e leoni, finì per comprendere il profondo tormento dell'essere umano e volle allora dedicarsi ad aiutare gli altri a conquistare quella stessa indistruttibile gioia che era diventata sua.

Marigold non è necessariamente cinofila, né zoofila. Ama, semplicemente: soprattutto chi soffre e chi non può difendersi da solo. Non fa distinzione fra l'uomo e l'animale: la fiducia che ci concedono un uomo o un animale non deve essere tradita; la cattiveria non deve essere fonte di nuova cattiveria, bensì neutralizzata nell'amore.

Questo libro è parzialmente autobiografico. In esso Marigold sostiene sia la relatività e soggettività di tutti i valori, che l'interdipendenza e interrelazionalità di tutti gli eventi. La Creazione non può essere separata dal Creatore. L'amore per il Creatore deve, perciò, penetrare in ogni campo del creato, se non vuole essere settario e, a sua volta, l'amore per l'Esistenza è, in realtà, amore per Dio: l'ateo è un credente, anche se non lo sa.

L'Esistenza è un Tutto inseparabile, nel quale l'uomo si trova in una posizione evolutiva molto scomoda. A cavalcioni sul fiume dell'Esistenza, egli è costretto a vivere in due dimensioni nello stesso tempo, con un piede appoggiato sulla riva della natura (che deve dominare per sopravvivere) e l'altro sulla riva del divino. Nasce così l'ipocrisia e il bisogno di fingere di essere quello che ancora non è. Tutto ciò è inevitabile e giustifica la mancanza di trasparenza nel comportamento umano: c'è chi vuole ricchezza e potere e chi vuole beatitudine, ma lo spirito di base rimane immutato. Solo pochi vogliono l'armonia del mondo affinché la terra e i mari, le piante e gli animali possano ritrovare l'equilibrio perduto e l'uomo possa gioire della bellezza del creato, sentendosi stracolmo di Dio.

Una volta divenuto consapevole di questo squilibrio, l'individuo deve rompere il guscio delle apparenze con Io schiaccianoci della comprensione per scoprire l'uomo nascosto e trasformarlo.

Se l'atteggiamento interiore è quello giusto, ci saranno uguaglianza e giustizia e troveremo la luce in noi stessi senza alcuna fatica. Se, invece, l'atteggiamento è sbagliato, le riforme sociali non serviranno a nulla e la nostra ricerca spirituale sarà infruttuosa.

L'unico scopo di queste pagine è quello di riconoscere i fatti con chiarezza e poi di cercare di mettere le cose nel loro giusto posto. 


Mario Thanavaro è un qualificato maestro di meditazione. Nasce a Cividale del Friuli nel 1955 e all’età di ventidue anni intraprende come novizio un’intensa esperienza monastica nella tradizione dei Monaci della Foresta, sotto la guida di Achaan Sumedho. Durante diciotto anni di vita monastica riceve insegnamenti da altri maestri, discepoli occidentali di Achaan Chah, tra i quali Achaan Viradhammo, Achaan Munindo, Achaan Anando e Achaan Sucitto.
Lo stile di Mario Thanavaro presenta, rispetto a quello di altri insegnanti della Scuola della Foresta, numerose differenze. La peculiarità del suo retroterra culturale (gli altri monaci occidentali vengono perlopiù da paesi anglosassoni) e le sue inclinazioni caratteriali, permeate da curiosità e senso artistico, sono alla base di un insegnamento attento a diversi linguaggi. In molte sue espressioni ritroviamo fattori essenziali del Buddhismo Theraváda riformulati in un linguaggio creativo e appassionato. Lo sfondo rimane quello della pratica feconda della Scuola della Foresta. Sulla scia del suo maestro Achaan  Sumedho, infatti, Mario Thanavaro mira a una sintesi tra la pratica della consapevolezza (sati) e la pratica della gentilezza amichevole (mettá): “Dobbiamo imparare a esserci più amici, ad avere un dialogo con noi stessi non più basato sull’idealizzazione e l’autocritica, ma che sia il risultato di un’attenta osservazione di tutti i fenomeni della coscienza”. Il suo eclettismo lo ha portato negli anni a interessarsi di altre tradizioni, buddhiste e non, e a conoscere importanti maestri del nostro tempo tra i quali Sua Santità il XIV Dalai Lama, Sua Santità il XVI Karmapa, Achaan Buddhadasa, il venerabile Mahasi Sayadaw, il Maestro Hsuan Hua, il venerabile Nyanaponika Thera, il maestro Namkhai Norbu, Krishnamurti. Tra l’altro, come si è visto, la sua formazione buddhista non è in conflitto con l’originaria educazione cristiana da cui proviene. I suoi libri, pubblicati in Italia da Ubaldini, Magnanelli, Il Punto d’Incontro e Venexia sono la testimonianza vibrante di un cammino sensibile al contesto circostante e insieme non aggrappato alle forme religiose esteriori.


Marion Rosen (1914-2012) inizia la sua formazione a Monaco. Tra il ’36 e il ’38 studia con Lucy Heyer tecniche di respiro e di rilassamento, lavorando in stretta collaborazione con alcuni analisti jungiani che stavano scoprendo che il massaggio e il lavoro sul respiro aiutavano e accelleravano la cura dei loro pazienti. I circoli psichiatrici della Germania anteguerra esercitano in questo senso una chiara influenza su Rosen, evidenziando l’integrazione di analisi fisiologica e psicologica, così come quella tra movimento e respiro. Dopo due anni trascorsi in Svezia, dove compie gli studi di fisioterapia, Marion giunge a Berkeley, in California dove rimarrà a lavorare e a insegnare per il resto della sua vita.

Per più di 70 anni Marion Rosen ha praticato e sviluppato un sistema di lavoro col corpo. La sua dedizione nel lasciare che le persone sperimentassero le loro emozioni attraverso il rilassamento profondo dei muscoli è visibile dalle sue mani: ha letteralmente consumato le sue impronte digitali. È la fondatrice del Metodo Rosen, Metodo conosciuto ora in tutto il mondo. Attiva fino ai suoi ultimi giorni, Marion muore nel 2012, all’età di 98 anni, circondata dai suoi studenti e insegnanti. È considerata una pioniera nel campo somatico.


Massimo Daido Strumia (Torino 1950-2010). È stato allievo di Taisen Deshimaru rōshi – Patriarca dello Zen Sōtō in Europa – e ha fondato il primo dōjō zen in Italia col sostegno e la collaborazione di François-Albert Sōji Enku Viallet. Diventa quindi discepolo di Kōshō Uchiyama rōshi. Nel 1980 viene ordinato monaco da Kōshō Watanabe rōshi, successore di Kōshō Uchiyama rōshi. Per i sette anni successivi pratica e studia sotto la sua guida ad Antai-ji, e quindi nei Senmon Sodo – i seminari di formazione religiosa dell’Ordine Zen Sōtō – in due tra i più importanti monasteri della Tradizione Sōtō, Eihei-ji e Zuiō-ji, completando così il proprio iter sacerdotale.
Rientrato in Italia nel 1987 con la qualifica di Kōkusai Fukyoshi (missionario buddhista incaricato dell’Insegnamento fuori dal Giappone, fonda a Torino, sua città natale, l’“Enku Dōjō” e l’Associazione per lo Studio e la pratica del Buddhismo Zen secondo l’Insegnamento di Eihei Dōgen Zenji, “Il Cerchio Vuoto”, e ne è stato guida spirituale fino al 2010, anno della sua morte.
Membro fondatore del Comitato Interfedi del Comune di Torino, costituito in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Torino 2006, in qualità di rappresentante dell’Unione Buddhista Italiana ha contribuito allo sviluppo del dialogo interreligioso in Italia.


Maurice Nicoll, (19 luglio 1884-30 agosto 1953), medico e specialista in psicologia medica, fu allievo di C. G. Jung, G. I. Gurdjieff e P. D. Ouspensky. Sua è la vastissima opera in 5 volumi Psychological Commentaries. On the Teaching of G.I. Gurdjieff and P.D. Ouspensky. Pioniere della medicina psicologica e già affermato specialista nell'ospedale di Harley Street, studiò prima a Cambridge, dove si laureò in scienze all'ospedale di San Bartolomeo, poi a Vienna, Berlino e Zurigo. Ritornato dalla prima guerra mondiale si unì a George Riddoch all'Empire Hospital, dove furono suoi collaboratori Henry Head, Farquhar Buzzard, Wilfred Trotter. Il dr. Nicoll, come membro della commissione, sostenne sempre il fattore psicologico come componente essenziale nei soldati colpiti dalle granate. Con George Riddoch fondò il "Giornale di neurologia e di psicologia". Quando era allievo di Jung scrisse diversi saggi di psicologia medica ed anche un libro, Psicologia dei sogni.


Milena Kunz-Bijno nasce a Torino nel 1942. Nel 1963 sposa un diplomatico tedesco e si trasferisce in Germania. Tra il 1966 e il 1970 è a Bombay. L’India, con i suoi colori, la sua esuberante bellezza e sua antica e profonda religiosità, rimarrà il motivo di sottofondo della sua creazione artistica. «La vita come compimento di una psicosintesi che ricolleghi la vita umana alla trascendenza, l’arte alla spiritualità, ed il ravvicinamento tra l’Occidente e l’Oriente son


Miriam Turci, è nata a Santarcangelo (Rimini) e cresciuta in una famiglia di pittori, dove la linfa artistica scorre in abbondanza… Ha frequentato il liceo artistico di Ravenna ed è diplomata in ottica alla scuola Vinci (Firenze). “Quello di Milano – dice Miriam Turci – è il primo concorso come poetessa ed il componimento con il quale ho partecipato si intitola “Cercando di non svegliare la notte”. Sono stata premiata al circolo Alessandro Volta dalla associazione Aupi con il 5° premio internazionale Città di Milano”. Da cosa trae l’ispirazione? “Dai viaggi. Sono rimasta molto contenta dalla motivazione della giuria esaminatrice che ha sottolineato che appartengo ed esprimo pienamente il nostro tempo. Hanno detto che nella mia poesia si respira un’atmosfera rarefatta ed eterea che parte sempre dalla natura e dall’intimità”. Continuerà a comporre poesie? “Certo, non ho mai smesso. Solo non le avevo mai mandate ad un concorso. Continuerò anche per onorare il lusinghiero giudizio della giuria dell’importantissimo premio milanese”. “È stata una mia amica – racconta (in un’altra recensione di La Voce) – se non fosse stato per la sua insistenza non avrei mai fatto il passo”. Da “La Voce” di Cesena – Ermanno Pasolini - 2006.